©2019 by Marika Preziuso. Uprooted Transplanted.

La Mia Nazione

Awarded 1st Prize at the 2007 Escape in Art Literary Content, London.

La mia nazione 

L’ambiguita’ della parola ‘nazione’,

l’opacita’ nella sua onnipotenza,

mi assale con una domanda.

 “Sei italiana?”

 Pensa un secondo alle mille possibili varianti,

dalla retorica curiosa

all’intonazione di speranza 

fino ad un quasi invito.

 “Sei italiana...  come Roma? Come il collega alla Deutche Bank ? – gran brava persona devo dire - Come Marcello Mastroianni?”

 “Sei italiana... come il sole, come il mare nei miei ricordi di vacanza?

Come il ragazzo di mia figlia Rose, con quella sua aria spavalda?

 “Sei italiana....come me? Allora magari passo davanti a questa fila di gente,

magari sbircio gli appunti durante l’esame,

magari mi traduci questo mondo che non decodifico ancora...”

 “Sei italiana? Stai dalla mia, allora,

mi parli di casa? mi cucini qualcosa?

ti ascolto, ma non troppo vicino....”

 Ecco la mia nazione fuori casa

luogo volatile  in cartine fittizie

dove valori mai immaginati in casa

diventano un passaporto per contatti non-mediati,

il codice d’emergenza dei transnazionali dis-persi.

 

La mia nazione, geografia d’affetti solo in apparenza casuali,

solo in apparenza apolitici ed a-regionali

“A noi nomadi globali non interessa il ‘comune locale’” - ed il luogo comune, mi chiedo?

“Noi, che attraversiamo i confini rimanendo a galla,

flottiamo su contatti ‘a pelle’” - pelle nazionale, aggiungo -

 “Sei italiana?”, domanda attraversata da un’aspettativa

tremendamente vaga

e pericolosamente desiderata,

dalla traiettoia sicura di una guardia costiera,

dalla scia incerta di una zattera affollata.

 “Sei italiana?” Sono partita con un bagaglio solo, e solo mio

“Sei italiana?” Porto un bagaglio immenso, e mai lo stesso.

Prendo in prestito i sensi di altri,

sono zattera carica e onda rifratta,

e spesso non ho la risposta cercata

da quegli occhi che vogliono altro in me, oltre me,

ponendosi con una sola domanda:“Sei italiana?”


Awarded 1st Prize at the 2007 Escape in Art Literary Contest, London.